Lottava Rima (|@|) spettacolo nella memoria dei poeti di Rotondo

ottava rima

Lottava Rima

Lottava Rima, spettacolo che abbiamo portato in scena a Rotondo, per la prima volta il 15 Agosto 2016, è nato dal nucleo di una raccolta iniziata nel 1993 da Guido Guidarelli Mattioli, stimolato dall’etnografo Paolo Borghi, su tutta l’opera di Oreste Crescentini, a partire dalle memorie che la moglie Anita e i figli Orfeo e Franco misero per primi a disposizione.

L’esperienza dell’ottava rima nel territorio di Sassoferrato e del Fabrianese, fino agli anni Cinquanta, era una tradizione viva da secoli, destinata di lì a poco a spegnersi insieme al ciclo economico della Miniera di Zolfo della Montecatini e l’avvento di altre forme di narrazione di massa come la televisione.

La metrica delle Ottave, o Satrìe, delle terzine e delle quartine dei poeti di Rotondo e del territorio d’intorno (Natale e Oreste Crescentini, Cesare Terzoni, Toccaceli, Chiocchi, solo per citarne alcuni)  percorrono tutta la prima parte del secolo passato, anche attraverso carteggi intercorsi fra i protagonisti degli anni ’60, e hanno lasciato tracce profonde nella memoria della generazione successiva, insieme agli episodi e ai personaggi che attorno ruotarono.
In modo spontaneo, questa metrica poetica ha scavato e intagliato i caratteri dei personaggi e dato l’accento agli avvenimenti, la lotta sociale dei Sepolti Vivi e molte delle vicende di quel territorio.

Lo spettacolo è stato interpretato da un mix di attori provenienti in parte dall’esperienza del Teatro Comunitario di Pontelagoscuro e in parte da cantori della tradizione Marchigiana odierna

Alexandre Cinti
Stefano Fabbroni
Agnese Gardenghi
Guido Guidarelli
Cav Psycopaz Green
Graziano Ligi
Mauro Mazzarantani
Cecilia Pradarelli
Francesco Pradarelli

Nel lavoro di riproposta le musiche sono state curate da Marca da Ballo, con Gianni Donnini all’organetto, e Alfio Vernuccio alla Chitarra.

I costumi curati da Le Costumistiche di Roma.

 

Lottava rima

nota a cura di Gian Paolo Borghi

L’esperienza culturale che Stefano Fabbroni propone è una vera e propria full immersion tra poesia e musica nella storia e nell’espressività tradizionale di un significativo territorio appenninico marchigiano che rivela peculiarità popolari di notevole interesse.

Il quadro narrativo che emerge dal suo lavoro, di indubbia efficacia, fa sostanzialmente riferimento a due prospettive interdipendenti: l’improvvisazione in ottava rima, tipica di un mondo popolare nel quale la poesia era “naturalmente” insita nella cultura locale, e l’epica lotta condotta per quaranta giorni, nel 1952, dai minatori del bacino minerario di Cabernardi (in particolare, i 176 sepolti vivi) per la difesa del loro lavoro. Ottava rima e disperate azioni rivendicative, peraltro, trovano proprio nella miniera una esemplare unitarietà d’intenti.

Lottava rima mette in rilievo l’importante presenza di questa forma poetica (la stessa che ha costituito i fondamenti dei poemi cavallereschi di Ludovico Ariosto, Torquato Tasso e Matteo Maria Boiardo) e scandisce, al tempo stesso, la forza di un’identità culturale che viene sconfitta, ma non cancellata: diversi poeti bernescanti, con le loro satrie, hanno infatti saputo mantenere viva, anche lontano dalla loro terra d’origine, la loro dignità di popolo, giungendo pure a trasformare la cultura orale in una “oralità scritta” che ha consentito di conservare fino ai nostri giorni esempi della loro creatività.

Lo spettacolo si presenta in tre scansioni: lo spazio esterno, la cena in osteria e il dopo cena a ballo.

Non a caso, la rappresentazione ha come co-protagonista l’osteria di Moregi, a Rotondo, un tempo spazio abituale di aggregazione e di svago popolari, di interscambi culturali e, non ultimo, rifugio e fucina di interminabili contrasti poetici.

Alcuni tra questi poeti, vivi tuttora nell’oralità tradizionale, sono parte fondamentale della rappresentazione e i loro testi vengono recitati da testimoni e declamatori come Guido Guidarelli. Si tratta di Oreste Crescentini, Mariano Blasi Toccaceli (autori anche di un epistolario poetico incentrato su due diverse visioni delle lotte in miniera e delle successive trattative) e Cesare Terzoni, tra gli altri. Di Oreste Crescentini, protagonista di memorabili duelli in ottava rima, vengono pure declamati testi che vedono l’osteria di Rotondo al centro dei versi.

Il lavoro di sintesi che ha dato origine a questa opera è stato condotto da Stefano Fabbroni, che si è avvalso di varie fonti sia storiche sia letterarie, a partire dagli studi di Graziano Ligi e dalle ricerche effettuate da varie realtà istituzionali e associative (Comune di Ferrara-Centro Etnografico, Regione Marche, Comitato “Cristalli nelle nebbia”, Associazione Culturale “La Miniera”). Un ruolo di pari importanza viene inoltre assegnato al cortometraggio Pane e zolfo, di Gillo Pontecorvo (1956) e alle canzoni in auge negli anni novecenteschi della miniera.

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