Dino Pallonari | Umorismo e Memoria | Marche

(|@|) L’altro ieri ricordavo con i colleghi questa barzelletta:

Unu co’ la diarrea va a fasse vedè da lu medicu e glie dice:
– Dottò’ c’ho la diarrea, non è che me pòli dà che còsa?

E quillu scrive la ricetta, pu’ alla sera le ‘rguarda e se ‘ccorghie de avè fatto l’errore:
-‘Na madonna, jie so’ dato l’antidepressivi…

Che jiornu dopo lu ‘ncontra e glie dice: –
– Allora, come va?

E quillu:
– Dottò, adesso me càco addosso lo stesso, ma non me ne frega più un cazzo!

(|@|)

Oggi muore Dino Pallonari, dettu Pallonà, Pallò: l’ho conosciuto, massaggiatore del Sarnano, ma da sempre panettiere, grande raccontastorie e barzellettiere di Caldarola.
In lui la capacità d’incantare e farci sorridere tutti davanti al suo sorriso.
Potevi incontrarlo ovunque e ogni volta la sua simpatia ti rapiva.

Il “Paga Badoglio” contenuto ne Lu Sprufunnu viene da lui e da questo episodio di Guerra:

“Il comando nazista si sistemò nel palazzo Salvi in viale Umberto I (att. civ. 10). I tedeschi “chiesero” a Guido, (il padre di Dino) di fare il pane per le loro truppe.
Spesso gli ordinarono anche di cuocere dei maiali interi e una volta ben 130 polli, tutti requisiti nelle campagne circostanti. I nazisti saldavano il conto con dei biglietti riportanti la scritta: “Paga Badoglio”. Anche in seguito il padre di Dino non riuscì mai a farsi rimborsare quei buoni spudoratamente fasulli!”

Cronache Maceratesi Archives

September 7, 2008, 7:17 pm

Cartesio sosteneva che una moderata scanzonatura è prova di temperamento gaio e di tranquillità d’animo e F. Ferrucci che “lo humour è la forma di speranza dell’intelligenza”. Andiamo quindi a parlare di Dino Pallonari un personaggio caldarolese assai caratteristico che ha sempre profuso del buonumore. Seguire i suoi passi ci consente anche di conoscere qualche scorcio di Caldarola del secolo scorso.

Il padre Guido e la madre Gigetta possedevano un forno a legna in piazza Cavallotti (attuale civ. 3). In paese tutti preparavano il pane in casa, loro lo cuocevano per conto terzi. Così il padre di buon’ora andava a ritirare il pane per il paese con la tavola sulle spalle; si pagava in base al numero di file da cuocere. Dalla metà degli anni Cinquanta l’attività dei Pallonari cominciò a essere più simile a quella dei panifici attuali: producevano pane per gli otto…

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