Chigiano 2013 | Una storia del comandante Mario Depangher | ANPI | Bruno Taborro

storie partigiane

Bruno Taborro e Stefano Fabbroni | foto Sara Piatanesi

Durante il 69° anniversario dell’Eccidio di Chigiano, organizzato dall’ANPI e dal Comune di San Severino Marche, ho proposto una versione in stornelli della storia raccontatami da Bruno Taborro l’anno precedente.

La storia ha per protagonista Mario Depangher, comandante partigiano istriano, che comandò “la banda Mario” fino alla Liberazione e nella celeberrima battaglia di Valdiola.

La piccola storia storia si svolge durante la macellazione di una vacca da parte di due giovani partigiani: un italiano ed uno slavo.

L’italiano sembra truffò lo slavo nella divisione, tenendo per sé buona parte della bestia da spartire come compenso del lavoro.  Lo slavo non la prese affatto bene e rispose tirando fuori il coltello e inseguendo l’italiano.

La giustizia è rappresentata comunemente come una bilancia, un equilibrio precario che nella fame della guerra diventa ancora più feroce.

La giustizia applicata dal comandante Mario Depangher si risolve in un paio di ceffoni mollati ai due, una soluzione paterna, netta e irreversibile, radicale e senza appello.

I versi in cui ho riadattato questa narrazione possono essere cantati sulla musica degli stornelli Camerti e Castelraimondo.

La giustizia del Comandante Mario

Adesso te racconto de Mario il triestino
che venne a commannà li vardasci a San Vicino
e per pacificar due che s’erano pigliati
glie mollò tre quattro schiaffi: “Ahi, pòri disgraziati!”

Mario ve’ da Istria, pescatore con il remo
se dice che incollò quattro cazzotti a Polifemo.
e chè da questa storia se ‘mparò questa misura:
“che schiettezza ed onestà non pònno fa paura”.

La giustizia è ‘na misura che sempre tutto colma,
divide belli e brutti, spartendone la colpa.
Ma più che della Norma ai tempi delli Galli
la miseria era quella che portava sotto ai calli.

Li vardasci se pijiò quasci a cortellate
pe’ ‘nzapè come spartì ‘na testa e due còrate
se ‘nzeguiva pe’ li Monti e Bruno stava ‘nnanze
pe’ potelli riportà di fronte al Comandante.

Se sa che la giustizia è misura sempre schietta
te toglie tutti i peli quasci fosse ‘na lametta
ma più che de Ceretta co’ la parlata stracca
te voglio ricordà che parlamo de ‘na vacca.

La fame ‘nte guerra è ‘na sorte tanto strana
che t’ha fatto rifugià come ‘na vestia ‘ntra la tana.
ma più che della tana te vojio ricordà
che ce funno tanti matti che se vònno ribellà’…

 

Mario Depangher | Comandante partigiano

Mario Depangher | Comandante partigiano


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