Tradizioni marche | La storia dell’Oste Ginesino | Favole e canzoni

Osteria marche - teatro Caldarola

Iscopile Cantina | Ballade Ballade Bois | Lu Trainanà | Stefano Fabbroni

Adesso ve racconto dell’Oste Ginesino
che a forza de collà ‘fece la cresta sopra al vino
E ahivoglia de ‘llungà lo vì co’ l’acqua liscia
ce’ riempì tre bei forzieri e puranco la saccoccia.

 

L’oste disonesto che adesso io ve canto
c’avéea tre figlie belle, col viso tutto bianco
che in mezzo a quelli porci ‘vvinazati
parìa tre bianchi gigli dal ciel dimenticati.

 

Se sa che li denà’ ‘mmoccò ce rappresenta
e pure a fallo apposta non putìmo fanne senza.
Ma più che li denari fu l’onor a pijià la mano
de vedè ‘na bella figlia data in sposa ad un villano.

 

La sorte se presenta come strada tutta sbieca
e ‘n cristià’ co’ mille pene non conosce direzione.
Quand’ecco che ‘n consiglio molto saggio te la piega
soprattutto quando è un prete che dà la confessione

 

“Tu fanne il mulinà’ e mulena la farina
che ‘nvece de la sera tu fadighi la matìna
e vedrai lu sole ardu, non la luna e l’altre stelle
e presto troverai un marito a ‘sse fandelle.”

 

All’Oste disonesto parve pure un bell’affare
e dalla sera alla matina svotò tutti i forzieri
pe’ comprà ‘na bella pietra, li sacchi e anche le pale,
e pe’ dimenticà quello ch’era stato ieri.
Ma pochi jiorni appresso, quando tutto era compiuto,
se sciorzero le nubi e piòvve jiò de tigna
che lu fiume se ‘ngrossò che pareva un grande imbuto
e se bevette tutto, puranco la vergogna.

 

Disse l’oste lagrimando al prete in processione:
“a miseria me portò lu cunzigliu che m’hai dato”
Ma quello glie rispose, pe’ non dà soddisfazione:
“quello che rubbasti ‘n vì, co’ l’acqua Iddio se l’ha ‘rpijiato.


Questa storiella è stata raccontata da Stefano Fabbroni durante l’evento di Iscopile-Cantina, serata con ospiti di storie e canzoni marchigiane e sarde al Teatro Comunale di Caldarola (MC).

Il testo è ispirato dal racconto popolare riportato in Dicerie Popolari Marchigiane, (Principi, L’Oste Punito, pag 69, Vol III, ed. Simple), riadattato in versi, che narra di un’oste punito dal destino.

In questo racconto si parla della sorte che, una volta tanto colpisce i disonesti, ma è anche la storia di un disastro naturale e sociale: la piena del fiume, non calcolabile, travolge le ricchezze dell’uomo.

Dunque è anche la storia dell’ascesa e della discesa di un uomo che usò dei trucchi per arricchirsi e la fgura ambigua di un prete che diede un consiglio in privato e uno in pubblico.

La struttura dei versi può essere anche cantato su una linea melodica molto simile allo stornello Camerte, come quello di Egidio e altri cantori e suonatori delle valli marchigiane.

Quella che segue è una gallery fotografica della serata dell’evento.

 

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