La cicogna de lo Re c’ha na gamba sola | favole marchigiane

stefano FabbroniLa favola del Re e della cicogna, con il titolo de “La cicogna non portìa ‘na gamma” è riportata da Anna Moretti nel suo Libro “Cantastorie Favole e Poesie Antiche”, in cui ha raccolto buona parte del repertorio paterno, cantastorie della zona di Amandola.

In realtà il testo riprende quasi in toto l’impianto della Quarta novella della Sesta giornata del Decameron, intitolata Chichibio e la Gru, pur presentando delle varianti particolari e locali, oltre che l’accento sulla miseria, più che sulla seduzione.

La storia narra di un Re che fece cuocere una cicogna dal suo cuoco, che prima di servirla diede una coscia a un uomo, forse mosso da pietà.
Quando il re si accorge che la cicogna è zoppa va su tutte le furie e pretende che gli sia spiegato perché.

Va da sé che la furbizia del servo vinca sull’orgoglio del Re.
Mi sono permesso di riproporla in versi, che è possibile cantare anche sull’aria degli stornelli romani.
La registrazione di questa storia, con la musica di Giovanni Cofani è stata pubblicata all’interno del CD de Lu Trainanà Credenza Popolare.

La Cicogna de lu Re c’avìa ‘na gamba sola

Un dì che un re c’avéa una cicogna
non glie facéa difetto l’appetito,
perché quann’è affamati i re se lagna
ma pure quanno glie dòle lu ditu

E lu pòru Zi’ Ninetto ch’adè ‘n còco sopraffino
se mette all’òpra..
la fa co’l’empitura e su lu spitu (spiedo)

Spenna le ali, còci la coda
metti lo strutto in cazzarola
Empila tutta, còcila lenta
ce ‘ccompagni la pulenta

E quanno ebbe finito la cottura
se sente dappertutto ‘n profumino
s’accosta a Zi’ Ninetto Guglielmino
‘na moglie quattro figli e vita dura.

Pino Pontuali all’osteria del Merlo di Moresco – Cantastorie romano

E allu pòru disgraziato
una coscia ha regalato
Ce vo’ pazienza…
perché della pietà ‘nze pò’ fa senza

Magnala tutta, senza vergogna
porta alli figli la cicogna
‘bbuscala bene non fatte vedè’
che le cicogne le magna li re.

E quanno il sire venne alla sua mensa
chiese: “che sia portato il mio pennuto!”
Perché la cacciagione è costumanza
‘rrempie l’orgoglio Suo più che la panza

Ma mentre mesce dalla coppa
se n’accorghie c’adè zoppa
“Ahi Zi’ Ninetto…
tu me vòli fregà’ senza rispetto!”

“Sentime Sire, è la cicogna
ch’adè fatta co’ na zampa..
Sentime Sire, véni co’ me
che te lo farò vedé!”

E quanno se trovonno insù la piana
ce stava le cicogne che dormiva
che quelle quanno dorme s’arritira
che pare un fagottellu su la spiga

E con un poco di sgomento
disse il re: “io so’ contento
che te ne ‘ntenni…
ma de li celli e dei suoi condimenti!”

Batte le mani fa’ complimenti
a chi prepara l’alimenti
Fa’ i complimenti, sbatte le ma’
e le cicogne le fa scappà

Ma quanno quell’uccello prese il volo
il re se ‘n accorghì d’avé ragione
e gridò: “sto disgraziato, cazzarolo!
non voglio più vedé vada in prigione!”

Sor Ninetto co’ rispetto
disse: “Spiego l’accaduto:
è che alla mensa…
ma quelle mani tue non hai sbattuto!”

Chi c’ha la fame non se la tenga
s’adè pronta la polenta.
Se c’è li celli, c’è da sapé’
che glie piace prima a li re….

Chichibio e la Gru Miniatura XVI sec

Chichibio e la Gru Miniatura XVI sec

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