La castellana e il saltarello

La castellana è un ballo e un canto della tradizione popolare marchigiana, molto bello e particolare.

Ne riporto qualche verso che mi ha girato qualche tempo fa Stefania Giuliani.

Stefania è una delle più brave ballerine della tradizione, con la quale ho avuto la fortuna di aver condiviso molti momenti della mia esperienza fra i vari gruppi. Non solo vere esperienze di musica, ma anche di reciprocità e amicizia.

Momenti passati con lei, ma pure con Giovanni Cofani, che l’accompagna nella foto, scattata un pomeriggio di mezza estate, passato a Castione delle Stiviere, in provincia di Mantova, in un parco verde, sotto un castello a ballare con la musica dei Cantastorie La Damigiana.

I versi sono quasi tutti riferiti all’amore, anche se di fatto l’argomento può essere variato a seconda della sensibilità del cantore.
Questo accomuna la castellana e il saltarello.

Marco Meo è sicuramente uno degli interpreti più bravi che io abbia incontrato e con il quale ormai da anni condividiamo questo progetto di scrittura che “Lu Sprufunnu”.

Ecco alcuni Versi de La Castellana:

Mi son disposto di fare un castello
per essere chiamato bella ma castellano
lo castellano va ..pirinsu piringiù pirinqua pirinlà
e la mamma la coje la spiga su per la riga la fa camminà
per essere chiamato ..laralarìlla laralallèra ma castellano


Dopo che l’ago fatto forte e bello

me l’ho perse le chiave bella ma del castello
ma del castello olà chi belli non è, fortuna non ha
aah, per te carinello non sò, fortuna non ho lalalà lalalà
me l’ho perse le chiave ..laralarìlla laralallèra ma del castello

Lo castello l’ho fatto bello e forte
me l’ho perse le chiavi bella ma delle porte
ma delle porte olà piccolinella larillallalà
larilla laliralarilla laliralarilla laliralallà
me l’ho perse le chiave ..laralarìlla laralallèra ma delle porte

Amore amore che m’hai fatto fare
da quindic’anni m’hai fatt’impazzire
fatt’impazzire e là ..pirinsu piringiù pirinqua pirinlà
e la mamma la coje la spiga su per la riga la fa camminà
da quindic’anni m’hai ..laralarìlla laralallèra fatt’impazzire

A quindic’anni m’hai fatto impazziere
di babbo e mamma m’hai fatto scordare
fatto scordare e là.. chi peli non ha larillalllalà
benedetto chi sbatte lo zoccolo larillallalà laralallèra
di babbo e mamma larillallalà laralallèra m’hai fatto scordare

———————————————

Nel ballo, come nelle strofe, c’è sempre una cifra di improvvisazione, che in qualche modo mantengono viva la tradizione.

Nel canto, i larillallalà laralallèra, così come l’argomento dello stornello sono liberamente adattabili.
Un’espressione tradizionale come il canto del saltarello o della castellana (così chiamata anche perché qualcuno la ritiene di influenze della musica nobiliare) è codificabile nel metro della cantata, ma non normato nei contenuti.

Esistono altre declinazioni del 3° verso, che recitano

ma nel castello qui ..canta lo gallo fa chicchirichì
canta chi chi , canta cocò, cantene su, cantene jiò..



Comunque, io vi consiglio di guardare questo video.
Due coppie ballano saltarello sull’aia, in questo caso, ripresi sull’aia dopo la trebbiatura, a Castelluccio.

Sotto, invece, un’esibizione di Castellana, girato dall’associazione de “Il cielo in una danza”

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